Cosa facciamo

La LILT sez. prov. Macerata, da 20 anni, dedica senza sosta le proprie energie alla diffusione della cultura della Prevenzione, che oggi resta l’arma più efficace per vincere il cancro. La Prevenzione ci consente di vivere bene e più a lungo: non solo salva la vita impedendo l’insorgenza di una malattia o ritardandone l’evoluzione, ma evita anche la sofferenza e l’utilizzo di farmaci spesso debilitanti.
L’impegno della LILT nella lotta contro i tumori si dispiega principalmente attraverso:

  1. PREVENZIONE PRIMARIA: attività di informazione ed educazione alla salute
  2. PREVENZIONE SECONDARIA: visite cliniche, esami diagnostici, consulti e controlli per individuare formazioni pre-tumorali o tumori allo stadio iniziale.

S.A.P.O (Servizi Ambulatoriali di Prevenzione Oncologica)
La diagnosi precoce è una delle armi più importanti per combattere e vincere la battaglia contro il cancro. E’ importante individuare la malattia allo stadio iniziale o, laddove possibile, ancora in fase pre-tumorale affinché le cure e i trattamenti farmacologici e chirurgici possano essere più efficaci.

La LILT, Sezione Provinciale di Macerata, offre gratuitamente ai propri soci, visite specialistiche di prevenzione oncologica (visite cliniche, esami diagnostici, consulti e controlli), svolte da personale medico e sanitario specializzato che opera volontariamente presso i nostri ambulatori dislocati sul territorio provinciale.

Per effettuare le visite NON è richiesta la prescrizione medica
Ogni anno, mediamente, vengono effettuate gratuitamente ai nostri soci 700 visite specialistiche, che hanno consentito la precoce rilevazione di patologie maligne.

SPECIALITA'MEDICONUMERO VISITE 2011
UROLOGIASACCO, ODDI2
SENOLOGIA
SCOPONI, MACHELLA, VOLPINI, GIORGETTI62
GINECOLOGIACURZI, PASSATEMPO57
ECOGRAFIALUCHETTI90
DERMATOLOGIASISTI, CERQUETTI495
APPARATO RESPIRATORIOERCOLI2
APPARATO DIGERENTEFUMAROLA1

DIAGNOSI PRECOCE E SCREENING

La diagnosi precoce è una delle armi più importanti per combattere e vincere la battaglia contro il cancro. E’ importante individuare la malattia allo stadio iniziale o, laddove possibile, ancora in fase pre-tumorale affinché le cure e i trattamenti farmacologici e chirurgici possano essere più efficaci.

E’ importante quindi fare controlli ed esami appropriati quando non abbiamo nessun sintomo, proprio al fine di diagnosticare la malattia in fase iniziale e rendere possibili i trattamenti necessari. Lo screening è un programma organizzato di diagnosi precoce condotto su una popolazione asintomatica, che viene attivamente invitata ad effettuare un particolare esame.
Attraverso uno screening si vuole identificare una malattia in fase precoce perché, tanto più è precoce la diagnosi, tanto più è probabile riuscire a modificare la storia naturale della malattia attraverso un trattamento efficace.Il razionale di uno screening oncologico è basato sulle seguenti considerazioni:

  1. La malattia che si vuole identificare è un problema di salute pubblica che coinvolge un elevato numero di persone;
  2. Esistono lesioni pre-cancerose e/o stadi precoci nel corso dello sviluppo della malattia che è possibile diagnosticare;
PREVENZIONE DEL TUMORE DELLA MAMMELLA

Nei Paesi industrializzati il carcinoma mammario è, per incidenza e mortalità, al primo posto tra i tumori maligni della popolazione femminile. In Italia ogni anno il tumore della mammella colpisce 31.000 donne e causa circa 11.000 decessi; è pertanto la prima causa di morte per tumore tra le donne (è stato calcolato che una donna su 10 svilupperà il cancro della mammella nel corso della sua vita).
I segni clinici più importanti sono rappresentati dal riscontro di un nodulo o un’area di addensamento mammario, palpabile e non dolente scoperto in genere dalla paziente stessa; tra gli altri segni ricordiamo l’irritazione e la retrazione cutanea, il dolore e la fragilità del capezzolo, la presenza di secrezione. Ma attualmente, col diffondersi dell’uso della mammografia, è sempre più frequente il riscontro di anormalità mammografiche non palpabili.La mammografia è un esame radiologico diretto della mammella che si esegue comprimendo una mammella alla volta su un apposito sostegno ed eseguendo radiografie con riprese dall’alto verso in basso ed obliquamente. Tale esame fornisce informazioni sulle strutture delle ghiandole e sulle eventuali alterazioni della mammella consentendone l’esplorazione in tutta la sua completezza.
Tale esame rappresenta l’unica metodica che permette al medico di diagnosticare neoplasie della mammella anche in fase molto precoce, quando sono di dimensioni a volte di pochi millimetri, ancora non palpabili né documentabili con altri esami medici. Inoltre l’esame ripetuto della mammografia non è rischioso.Raccomandazione: esegui la visita senologica ogni anno a partire dal 25° anno di età e la mammografia annuale a partire dal 40° anno di età. L’ecografia mammaria sarà prescritta dal medico su specifica indicazione.

PREVENZIONE DEI TUMORI DEL COLLO DELL’UTERO

Il cancro della cervice uterina è uno dei tumori più comuni nel mondo e risulta particolarmente frequente nei paesi in via di sviluppo, dove rappresenta la maggiore causa di morte nella donna tra i 35 e i 45 anni. Una stima recente prevede nel mondo 440.000 nuovi casi ogni anno, di cui l’80% nei paesi in via di sviluppo. Il tumore del collo dell’utero è la quarta neoplasia per frequenza nella donna e rappresenta il 6% di tutte le neoplasie femminili con circa 3700 nuovi casi in Italia per anno.
La mortalità per questa neoplasia in Italia è di 4 casi su 100.000 e si è ridotta di circa un terzo rispetto agli anni ’50, a seguito di una più precoce diagnosi dovuta soprattutto ad una sempre maggiore sensibilizzazione della popolazione femminile. Il cancro cervicale è provocata da alcuni tipi di HPV (Papillomavirus umano) che possono causare alterazioni nelle cellule del rivestimento della cervice, che passano dallo stato normale a quello di lesioni precancerose. In alcuni casi queste lesioni, se trascurate, possono trasformarsi in tumore. Il PAP test consiste in un prelievo, mediante una spatolina, di cellule del collo dell’utero mediante il quale è possibile di identificare eventuali anomalie di tali cellule. L’indagine è utile sia per evidenziare la presenza di fenomeni infiammatori o infettivi, sia la presenza di lesioni precancerose che possono precedere, talvolta anche di alcuni anni, la formazione di una neoplasia del collo dell’utero, sia, infine, le lesioni cancerose. In caso di riscontro di alterazioni cellulari al Pap test si ricorre alla colposcopia, un esame indolore che permette di caratterizzare la lesione e di stabilire il trattamento opportuno. La diagnosi di lesioni in fase pre-clinica offre ampie possibilità di guarigione con terapie conservative e poco aggressive.
Il vaccino per il tumore del collo dell’utero. L’HPV è un virus molto comune e nella maggior parte dei casi del tutto innocuo. Alcuni tipi virali possono causare malattie della zona genitale. In molti casi il virus scompare da solo; quando il virus non scompare, esso, a seconda del tipo, può provocare l’insorgenza di cancro cervicale, lesioni precancerose o verruche genitali. La vaccinazione consiste di 3 dosi distinte: 0 (ovvero la prima dose viene somministrata in una data scelta dalla paziente e dal suo medico), 2 e 6 mesi dopo la prima dose. Non è stata stabilita la necessità di una dose di richiamo. Il vaccino deve essere somministrato per iniezione intramuscolare. La vaccinazione non è sostitutiva di un periodico screening per il cancro cervicale; pertanto le donne vaccinate devono eseguire il Pap test regolarmente. Il vaccino quadrivalente (scelto dalla LILT per la pratica vaccinale) contribuisce alla protezione dagli HPV 6, 11, 16 e 18: questi 4 tipi di virus sono stati scelti perché provocano circa il 70% dei casi di cancro cervicale e circa il 90% delle verruche genitali. Raccomandazione: esegui il Pap test almeno ogni 3 anni tra i 25 e i 64 anni di età; comincia, comunque, a fare i controlli dopo l’inizio dei rapporti sessuali, seguendo le indicazioni del ginecologo. Scegli di vaccinarti se hai un’età compresa tra i 9 e i 26 anni.

PREVENZIONE DEI TUMORI DEL COLON RETTO

Il carcinoma del colon retto rappresenta una delle più frequenti cause di morte per neoplasia nei paesi occidentali. La sua incidenza è in aumento in tutto il mondo ed in Europa vengono diagnosticati ogni anno 200.000 casi. Tale neoplasia è rara prima dei 40 anni, presentandosi più frequentemente intorno ai 60 anni. La causa scatenante non è del tutto nota ma sono stati identificati alcuni fattori di rischio:

  1.  Dieta. Una dieta povera di fibre e ricca di grassi gioca un ruolo importante.
  2. Fattori genetici. Sono state identificate sindromi ereditarie associate alla presenza di polipi adenomatosi e ad alto rischio di sviluppare neoplasie del grosso intestino.
  3. Polipi neoplastici. Alcuni polipi (più frequentemente gli adenomi villosi e tubulo-villosi, le lesioni multiple e quelle di dimensioni superiori ai 2.5 cm) possono evolvere in senso neoplastico maligno.
  4. Malattie infiammatorie intestinali.

La storia naturale della colite ulcerosa può evolvere nello sviluppo di un carcinoma del colon-retto; il rischio è circa 20 volte superiore a quello della popolazione generale per i pazienti affetti da questa malattia da più di 10 anni. La ricerca del sangue occulto nelle feci (hemoccult) è un esame per dimostrare un’eventuale perdita di sangue dal tubo digerente. Si effettua con il prelievo, per tre giorni consecutivi, di un campione di feci del mattino, che viene messo in una provetta o contenitore, conservato in frigo e quindi portato al laboratorio dove sarà analizzato. Tale controllo, semplice, economico e non invasivo, permette di ridurre di 1/3 la mortalità causata da questo tumore, se eseguito annualmente, e del 20 % se eseguito ogni 2 anni; questo tramite una diagnosi precoce che si associa ad una prognosi sensibilmente migliore.

span style=”color: #333333;”>Il risultato è negativo in assenza di sangue, positivo in presenza di sangue; in tal caso saranno necessari altri accertamenti e controlli, quali per esempio la colonscopia, un esame endoscopico utile alla visualizzazione di eventuali lesioni dell’intestino. Il test, tuttavia, non fornisce una sicurezza assoluta poiché i tumori in fase iniziale spesso non hanno come manifestazione sanguinamenti; ugualmente esistono i falsi positivi provocati, ad esempio, da microsanguinamenti di altra natura e non correlati alla presenza di un tumore del tubo digerente. Raccomandazione: dopo i 50 anni di età esegui annualmente il test per la ricerca di sangue occulto nelle feci. Segnala al tuo medico un eventuale sanguinamento o un brusco cambiamento nelle tue abitudini intestinali.

PREVENZIONE DEL TUMORE DELLA PROSTATA

Il tumore della prostata è piuttosto frequente, sebbene talvolta vengano annoverate erroneamente come tumori anche forme benigne: si stima che i nuovi casi in Italia siano circa 9.000 all’anno, con una sopravvivenza molto elevata (maggiore del 70 per cento dei casi a cinque anni dalla diagnosi). Ogni uomo che abbia superato il 50° anno di età viene considerato a rischio: se a 40 anni la probabilità è di 1 caso su 10.000, tra i 60 e gli 80 anni diventa di 1 su 8.Oggi il cancro alla prostata è la prima neoplasia per frequenza nell’uomo e la seconda causa di mortalità per causa neoplastica. Il 50% dei tumori alla prostata è diagnosticato quando ancora clinicamente localizzato e quindi suscettibile di essere curato con la chirurgia o la radioterapia.
È accertato che un importante forma di prevenzione contro il tumore della prostata si basi sull’adozione di una dieta povera di grassi saturi di derivazione animale. La maggior parte dei tumori della prostata viene diagnosticato tramite un esame rettale o grazie ad approfondimenti successivi al dosaggio del PSA; tuttavia, se il tumore è sufficientemente grande, può causare alcuni sintomi tra cui varie forme di alterazione della minzione, sangue nelle urine, impotenza, dolore alle ossa. Il PSA.
Il PSA è l’antigene prostatico specifico, una proteina enzimatica prodotta dell’epitelio ghiandolare della prostata che viene versato nel lume dei dotti ghiandolari al momento dell’eiaculazione. In un soggetto adulto sano il valore del PSA (determinabile con un banale prelievo di sangue) è compreso in un intervallo di normalità che va da 0.0 ng/ml a 4.0 ng/ml. Il PSA è un indicatore fondamentale nel monitoraggio del paziente diagnosticato e trattato per carcinoma prostatico, soprattutto come indicatore di recidiva. Il PSA, però, ha un ruolo anche nella diagnosi precoce del carcinoma prostatico, sebbene non sia dimostrato che l’anticipo diagnostico del carcinoma prostatico in una popolazione si traduca in un aumento di sopravvivenza di quella popolazione; pertanto non è raccomandato come esame di screening, al di fuori di alcune situazioni sperimentali. Molti Autori, comunque, suggeriscono che nel rapporto individuale medico/paziente, il medico consigli la esecuzione di un dosaggio del PSA annuale oltre i 50 anni di età. Raccomandazione: dopo i 50 anni di età esegui annualmente il test per il dosaggio del PSA. Segnala al tuo medico l’eventuale comparsa di disturbi urinari persistenti.

PREVENZIONE DEL MELANOMA

Il melanoma è un tumore maligno che origina dal melanocita, cellula della cute preposta alla sintesi della melanina. Può insorgere in tutti i distretti corporei in cui sono normalmente presenti i melanociti; quindi, ovviamente, la cute ma anche le mucose, le meningi e l’occhio. Rarissimo prima della pubertà, colpisce prevalentemente soggetti di età compresa tra i 30 ed i 60 anni e di classe sociale medio-alta; i bambini e i ragazzi al di sotto dei 15 anni di regola non sviluppano il melanoma. Considerato fino a pochi anni or sono una neoplasia rara, oggi mostra una incidenza in crescita costante in tutto il mondo e numerosi studi suggeriscono che essa sia addirittura raddoppiata negli ultimi 10 anni; in Italia la stima dei nuovi casi di melanomi è tuttora approssimativa ma si aggira attorno a 7.000 casi l’anno. Il melanoma, nella maggioranza dei casi, è ben visibile, ma non sempre dà dei sintomi facilmente riconoscibili, anche se è molto sviluppato. Bisogna imparare a conoscere e ricordare le caratteristiche più importanti che servono a riconoscere precocemente la trasformazione di un neo già esistente in un melanoma o la pericolosità di un nuovo neo. È ormai entrata nella pratica clinica una regola semplice (ABCDE); un melanoma si presenta con:

  • A come ASIMMETRIA della lesione,
  • B come BORDI irregolari, frastagliati, a ”carta geografica”,
  • C come COLORE policromo (nero, bruno, rosso, rosa),
  • D come DIMENSIONE superiore a 6 millimetri,
  • E come EVOLUZIONE PROGRESSIVA (la lesione tende a crescere o ad allargarsi, cioè raddoppia in 3-6 mesi).

Inoltre, non tutte le ”macchie” che insorgono sulla pelle di un adulto sono melanomi: spesso si tratta di lesioni benigne. I cardini della prevenzione del melanoma sono rappresentati da una corretta esposizione ai raggi solari (evitare le ore centrali della giornata, munirsi di adeguata fotoprotezione cutanea, evitare ustioni solari) e dal periodico controllo dei nevi presso lo specialista. La dermatoscopia è una tecnica non invasiva rivolta alla diagnosi precoce del melanoma, basata su uno strumento ottico chiamato dermatoscopio che permette di osservare particolari della cute non visibili ad occhio nudo, favorendo il riconoscimento di lesioni neoplastiche iniziali. Il dermatoscopio ottico è un piccolo strumento manuale basato su una lente, in grado di fornire ingrandimenti (prevalentemente compresi tra 10x e 20x), utilizzando un’apposita luce incidente. È oggi dimostrato come la dermatoscopia incrementi la sensibilità diagnostica per il melanoma rispetto alla semplice visione ad occhio nudo dal 70% al 92% permettendo diagnosi sempre più precoci.
La mappatura dei nei consente di monitorare il numero, l’aspetto e le dimensioni dei nostri nevi. Lo specialista saprà indicare se esistono lesioni sospette per neoplasia ed indicarne l’asportazione a scopo diagnostico e/o terapeutico. Raccomandazione: dopo i 30 anni di età esegui annualmente una visita dermatologica (con eventuale mappatura dei nei). Segnala al tuo medico un eventuale alterazione in un neo già presente o l’insorgenza di una nuova lesione.

PREVENZIONE DEL TUMORE DEL POLMONE

Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Rappresenta il 20 per cento di tutti i tumori maligni nelle persone di sesso maschile, sebbene negli ultimi anni sia stato registrato un progressivo aumento anche tra le donne (legato ad una crescente abitudine al fumo tra gli individui di sesso femminile). In Italia si stimano oltre 250.000 nuovi casi di tumore ogni anno; in media un uomo ogni tre e una donna ogni quattro ha la probabilità di avere una diagnosi di tumore polmonare nel corso della vita. In Italia muoiono per tumore del polmone circa 35.000 persone all’anno (circa 27.000 uomini e 6.000 donne), rappresentando la prima causa di morte oncologica negli uomini e la seconda nelle donne.
Il più importante fattore di rischio nel tumore del polmone è rappresentato dal fumo di sigaretta: è ormai stato accertato un chiaro rapporto dose-effetto, anche per il fumo passivo, tra questa abitudine e la neoplasia. Vale a dire che più si fuma (o più fumo si è respirato passivamente) nel corso della vita, maggiore è la probabilità di ammalarsi di tumore al polmone, soprattutto per il tipo spinocellulare e il microcitoma. L’unica raccomandazione per una buona prevenzione del cancro al polmone è quella di eliminare il fumo. Il fumo di sigaretta contiene numerose sostanze che agiscono direttamente (cioè producendo lesioni immediate) o indirettamente (cioè producendo lente modificazioni nel corso del tempo) a livello delle vie respiratorie. Non vi è ancora accordo tra gli esperti sull’opportunità di sottoporre ad esami di screening persone che sono a rischio elevato perché fumatrici o ex fumatrici. Alcuni studi, tuttora in corso, stanno valutando l’efficacia di alcuni esami come la TAC spirale o l’esame delle cellule contenute nella saliva. Sono disponibili anche alcuni marcatori nel sangue (tra cui alcuni ormoni) che consentono di valutare l’evoluzione della malattia e di monitorare l’efficacia delle cure nel tempo. Il tumore del polmone non sempre si manifesta con chiarezza fin dagli esordi e i sintomi possono essere aspecifici e comuni ad altre malattie polmonari. Raccomandazione: smetti di fumare e stai lontano da chi fuma. Segnala al tuo medico l’eventuale comparsa di sintomi respiratori persistenti, anche se in forma lieve.

PREVENZIONE DEI TUMORI DELLA TIROIDE

La tiroide è una delle più importanti ghiandole endocrine, cioè produttrici di ormoni, dell’organismo. I tumori tiroidei sono abbastanza rari, complessivamente rappresentano l’1% circa di tutte le malattie oncologiche:colpiscono le donne più degli uomini, ma nel sesso maschile sono più aggressivi. In Italia i casi di tumore della tiroide che insorgono ogni anno sono 1600 circa nel sesso femminile e poco più di 400 in quello maschile. Tra i fattori di rischio, il più certo è l’esposizione a radiazioni ionizzanti, soprattutto in età infantile, per esempio in conseguenza di una radioterapia applicata alla regione del collo per altri problemi medici. In alcune aree geografiche e in alcuni periodi della storia (per esempio dopo l’esplosione della centrale di Chernobyl), i tumori tiroidei sono insorti dopo contaminazione dell’ambiente da parte di scorie nucleari.Il tempo che intercorre tra l’esposizione alle radiazioni e l’insorgenza del tumore tiroideo e’ piuttosto lungo, e va da 5 a 50 anni (in media, 25 anni).
È indispensabile prestare attenzione alla comparsa di un nodulo o di una massa palpabile nella regione anteriore e inferiore del collo, in corrispondenza dell’area tiroidea (questa si trova sotto al cosiddetto pomo di Adamo, cioè la prominenza laringea), sebbene le lesioni inferiori al cm sono difficilmente rilevabili dal paziente. Altri sintomi a cui bisogna fare attenzione sono la disfagia (= difficoltà a deglutire cibi solidi o liquidi) e la raucedine persistente. Non esistono esami di screening per la diagnosi del tumore tiroideo. Perciò è utile ricordare quali sono i segnali d’allarme, visto che nella maggior parte dei casi i tumori della tiroide crescono molto lentamente. Il primo segno è solitamente un rigonfiamento indolore che compare nel collo.La massa tumorale potrebbe crescere tanto da comprimere l’esofago o la trachea, provocando così difficoltà alla deglutizione o alla respirazione. In casi molto rari, ma avanzati, di tumori maligni della tiroide, i primi sintomi possono essere correlati alla presenza di metastasi a distanza (ossa o polmoni).
Il tumore della tiroide raramente influisce sulla produzione degli ormoni; pertanto condizioni di ipertiroidismo o di ipotiroidismo sono rari. Se notate la presenza di un rigonfiamento nel collo, è bene che consultiate immediatamente il medico curante. Tuttavia, è importante sottolineare che, nella maggior parte dei casi, il gozzo (cioè il rigonfiamento sul collo) è di natura benigna e legato alla carenza di iodio nella dieta, significativa in alcune regioni italiane. Raccomandazione: consulta il tuo medico se noti la comparsa di un nodulo sul collo ed esegui una visita specialistica per la definizione del tuo quadro tiroideo.

C.F. 90007930432